D’Aversa a Rai Sport: “Giusto tornare a giocare. Parma-Spal? Mi fa ancora innervosire”

Ospite di Rai Sport, l’allenatore del Parma, Roberto D’Aversa, ha detto la sua sulla decisione di riprendere a giocare, formalizzata oggi dal summit che ha visto protagonisti il Ministro per lo Sport Spadafora e i vertici del calcio italiano.

“In Italia, – ha detto mister D’Aversa – con tutti i monitoraggi che abbiamo, c’è una buona base per ripartire, ci deve essere convivenza con il virus, non ha senso aspettare che il Covid sparisca del tutto. I tamponi servono proprio per capire chi può continuare ad allenarsi e chi deve essere isolato. Noi, pur non essendo in ritiro, dobbiamo fare una vita regolare per non mettere in pericolo nessuno e non sprecare i sacrifici economici visto che facciamo tamponi ogni quattro giorni.

Il modello Bundesliga? Lì c’è stata unità di intenti, i club più ricchi hanno aiutato quelle meno e chi doveva decidere lo ha fatto, punto e basta. In Italia ascoltiamo troppe campane.

Quel Parma-Spal? Il rigore di Petagna mi fa ancora innervosire, anche se è passato tanto tempo. L’errore più grande sarebbe ripartire e fermarsi per il ritorno del virus. Mi auguro di no ovviamente ma qualche caso potrebbe saltar fuori e si tradurrebbe in non terminare il campionato”.

Prima i recuperi? Sono d’accordo, permetterebbe la cristallizzazione della classifica: da parte nostra avremmo la possibilità di andare a Torino o a Genova a seconda delle scelte. Per noi sarebbe bello lavorare su cose certe, quello che è successo prima dell’interruzione del campionato è indecente, non sapevamo nulla su dove saremmo andati a giocare per tre settimane e mi auguro si possa ripartire migliorando. Tutto quello che è successo ci deve aiutare a migliorare, l’organizzazione non dipende dalle struttura, in riferimento alla Bundesliga.

Problema orari? Noi ci alleniamo la mattina presto, vi posso garantire che già ora fa molto caldo e mettere i ragazzi in difficoltà anche dal punto di vista degli orari e farli giocare con un caldo atroce, non è proprio il caso. Ricordo un anno in cui ho giocato soprattutto la sera, a Terni, lo spettacolo sicuramente ne giovava.

La ripresa dopo il lungo stop? Pensavo peggio, il periodo di inattività è stato lungo e a differenza di quello estivo c’è stata chiusura in casa totale, seppur seguiti i calciatori non hanno potuto neanche fare una corsetta o giocare a tennis. Dai test mi aspettavo peggio, ma bisogna ragionare bene perché il rischio infortunio è elevato dopo questo periodo.

Fattore psicologico? Credo che tutto segue l’andamento della vita normale, siamo passati ad un momento in cui fosse poco e nulla, all’incertezza delle prime tre settimane, fino alla situazione drammatica del Nord Italia. Ora ripartire è la cosa più bella, i numeri dicono che il virus è più debole, ma dal punto di vista mentale è più semplice ora”.

Preparazione specifica in vista della ripresa? No, piuttosto generica, si lavora su noi stessi e non sull’avversario. Una volta saputo il calendario, il lavoro sarà proiettato verso la squadra che andremo ad affrontare”.

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Nato ad Avellino il 26 dicembre 1996, ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Amante del calcio sin dalla nascita, segue l'Avellino Calcio fin da bambino e resta aggiornato su tutto ciò che riguarda lo sport più bello del mondo.